Divorzio con gratuito patrocinio: requisiti, reddito e come non pagare l’avvocato

È possibile divorziare senza pagare l’avvocato? La risposta è sì, quando si possiedono i requisiti previsti dalla legge per accedere al patrocinio a spese dello Stato, comunemente conosciuto come gratuito patrocinio.

Si tratta di un’importante opportunità per chi desidera porre fine al proprio matrimonio, ma non dispone delle risorse economiche necessarie per affrontare le spese legali.

Il beneficio può essere richiesto sia per il divorzio congiunto, quando i coniugi hanno raggiunto un accordo, sia per il divorzio giudiziale, quando invece è necessario rivolgersi al Tribunale per risolvere le questioni sulle quali non si è trovato un punto d’incontro.

Vediamo quali sono i requisiti per ottenere il gratuito patrocinio nel 2026, quale reddito viene considerato, quali documenti servono e come presentare la domanda a Milano.

Cos’è il gratuito patrocinio per il divorzio?

Il gratuito patrocinio, il cui nome corretto è patrocinio a spese dello Stato, permette alle persone che si trovano in determinate condizioni economiche di essere assistite da un avvocato senza doverne sostenere direttamente il compenso, nei limiti previsti dalla legge.

Questo diritto trova fondamento nell’articolo 24 della Costituzione italiana ed è disciplinato dal D.P.R. 115/2002.

Il principio è semplice: anche chi ha un reddito basso deve poter tutelare i propri diritti davanti alla giustizia.

Il beneficio non riguarda soltanto le cause penali, ma può essere richiesto anche nei procedimenti civili, comprese le cause di separazione e divorzio.

Per approfondire il funzionamento del beneficio, puoi consultare la nostra pagina dedicata al gratuito patrocinio a Milano.

È importante sapere che l’ammissione non avviene automaticamente. Occorre presentare un’apposita domanda e dimostrare di possedere i requisiti richiesti.

Qual è il limite di reddito per il gratuito patrocinio nel 2026?

Uno degli aspetti più importanti da verificare prima di richiedere il gratuito patrocinio è il reddito.

Il Decreto del Ministero della Giustizia del 22 aprile 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 159 dell’11 luglio 2025, ha aggiornato il limite reddituale per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato a 13.659,64 euro annui.

Per verificare se si rientra in questa soglia, non bisogna considerare semplicemente il proprio ISEE.

La normativa fa riferimento al reddito imponibile ai fini IRPEF risultante dall’ultima dichiarazione, tenendo conto anche di altre categorie di reddito espressamente previste dalla legge, come alcuni redditi esenti o soggetti a imposta sostitutiva.

Inoltre, a seconda della situazione familiare, potrebbe essere necessario considerare anche i redditi delle persone conviventi.

Per maggiori informazioni puoi consultare la nostra pagina sui requisiti per accedere al gratuito patrocinio.

Per il divorzio si considera il reddito personale o quello familiare?

Questa è una delle domande che vengono poste più frequentemente da chi desidera separarsi o divorziare.

In generale, quando il richiedente convive con il coniuge o con altri familiari, la legge prevede che vengano sommati i redditi dei componenti del nucleo familiare convivente.

Esiste però un’importante eccezione.

L’articolo 76, comma 4, del D.P.R. 115/2002 stabilisce che si considera il solo reddito personale quando il procedimento riguarda diritti della personalità oppure quando gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri familiari conviventi.

Nei procedimenti di separazione e divorzio questa distinzione assume particolare importanza, soprattutto quando il conflitto riguarda direttamente i due coniugi.

Il reddito dell’altro coniuge, quindi, non deve essere necessariamente sommato a quello del richiedente. Occorre però valutare la situazione concreta, anche in presenza di altri familiari conviventi.

Divorzio congiunto e divorzio giudiziale: quali sono le differenze?

In Italia, il divorzio può avvenire principalmente attraverso due modalità: congiunta o giudiziale.

La differenza riguarda soprattutto la presenza o meno di un accordo tra i coniugi sulle condizioni del divorzio.

Divorzio congiunto

Si parla di divorzio congiunto quando entrambi i coniugi sono d’accordo nel porre fine al matrimonio e hanno già definito le relative condizioni.

L’accordo può riguardare, ad esempio, gli aspetti economici, l’eventuale assegno divorzile e le questioni relative ai figli.

Quando sussistono tutti i presupposti, questa procedura è generalmente più semplice e meno conflittuale rispetto a un divorzio giudiziale.

Divorzio giudiziale

Il divorzio giudiziale, invece, si rende necessario quando i coniugi non riescono a trovare un accordo.

Le controversie possono riguardare il mantenimento, l’affidamento dei figli, la casa familiare o altre condizioni personali ed economiche.

In questi casi sarà il Tribunale a valutare le richieste delle parti e ad assumere le decisioni previste dalla legge.

Anche chi deve affrontare un divorzio giudiziale può richiedere il gratuito patrocinio, purché possieda i requisiti necessari.

Per una panoramica più ampia puoi leggere anche il nostro approfondimento sul gratuito patrocinio per separazione e divorzio a Milano.

Dopo quanto tempo dalla separazione si può chiedere il divorzio?

La legge italiana prevede, come regola generale, un periodo minimo di separazione prima di poter ottenere il divorzio.

I termini ordinari sono:

  • 6 mesi in caso di separazione consensuale;
  • 12 mesi in caso di separazione giudiziale.

Il momento dal quale decorrono questi termini dipende dalla procedura di separazione utilizzata.

Le disposizioni introdotte dalla riforma Cartabia hanno inoltre previsto la possibilità, a determinate condizioni, di proporre nello stesso procedimento le domande di separazione e divorzio.

Questo non significa che il divorzio possa essere pronunciato immediatamente, poiché devono comunque essere rispettati i presupposti stabiliti dalla legge.

Un avvocato potrà indicare quale procedura sia più adatta alla situazione concreta.

Se non hai ancora avviato la separazione, puoi consultare la nostra guida per ottenere un avvocato gratuito per la separazione.

Si può ottenere il gratuito patrocinio anche per il divorzio congiunto?

Sì, il gratuito patrocinio può essere richiesto anche per un divorzio congiunto.

Non è necessario che i coniugi siano in conflitto per poter accedere al beneficio.

La possibilità di ottenere l’assistenza legale a spese dello Stato non è infatti limitata ai procedimenti contenziosi, ma può riguardare anche le procedure consensuali, quando ricorrono le condizioni previste dalla normativa.

La giurisprudenza ha riconosciuto l’applicabilità del beneficio anche ai procedimenti di separazione consensuale e divorzio congiunto.

Resta naturalmente necessario verificare i requisiti reddituali e le altre condizioni richieste per l’ammissione.

Come richiedere il gratuito patrocinio per divorziare a Milano

Chi desidera avviare una procedura di divorzio con gratuito patrocinio a Milano deve innanzitutto verificare di possedere i requisiti previsti dalla legge.

La domanda di ammissione, per i procedimenti civili, viene presentata al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati territorialmente competente rispetto all’autorità giudiziaria che dovrà occuparsi della causa.

Il Consiglio dell’Ordine esamina la richiesta, la documentazione e i presupposti per l’ammissione, secondo quanto previsto dalla normativa.

Se la domanda viene accolta, il richiedente potrà beneficiare dell’assistenza legale a spese dello Stato nei limiti stabiliti dalla legge.

Hai bisogno di un avvocato per il divorzio a Milano?

Il nostro Studio Legale assiste le persone che desiderano verificare la possibilità di accedere al gratuito patrocinio per una separazione o un divorzio.

Possiamo aiutarti a comprendere quali requisiti sono necessari, quali documenti preparare e come procedere con la richiesta di ammissione.

Per informazioni o per fissare un appuntamento puoi contattarci:

Quali documenti servono per ottenere il gratuito patrocinio?

Per presentare la domanda di ammissione al patrocinio a spese dello Stato è necessario fornire le informazioni e la documentazione utili a verificare la propria situazione personale ed economica.

Tra i documenti che possono essere richiesti rientrano:

  1. Documento di identità in corso di validità e, quando necessario, titolo di soggiorno.
  2. Codice fiscale del richiedente e i dati dei familiari conviventi rilevanti ai fini della domanda.
  3. Informazioni sulla residenza e sullo stato di famiglia, con le relative dichiarazioni o certificazioni quando richieste.
  4. Ultima dichiarazione dei redditi, modello 730, modello Redditi Persone Fisiche o Certificazione Unica, secondo la situazione del richiedente.
  5. Documentazione reddituale degli eventuali familiari conviventi, quando i loro redditi devono essere considerati.
  6. Documentazione relativa alla separazione, se già intervenuta, e gli altri atti utili per la procedura di divorzio.

L’elenco può variare in base alla situazione personale e alle modalità operative dell’Ordine competente.

Prima di presentare la domanda è quindi consigliabile verificare quali documenti siano effettivamente necessari.

Domande frequenti sul divorzio con gratuito patrocinio

Posso divorziare gratis se sono disoccupato?

Essere disoccupati può facilitare il rispetto del requisito reddituale, ma non comporta automaticamente l’ammissione al gratuito patrocinio.

Occorre comunque verificare i redditi rilevanti secondo la legge e presentare la domanda prevista.

Posso ottenere il gratuito patrocinio se il mio coniuge lavora?

È possibile, ma bisogna valutare la situazione familiare.

Quando esiste un conflitto di interessi tra il richiedente e il coniuge convivente, la legge prevede che il reddito di quest’ultimo non venga considerato ai fini dell’ammissione.

La presenza di altri familiari conviventi richiede un’ulteriore verifica.

Posso scegliere un avvocato di fiducia?

Sì. Chi richiede il patrocinio a spese dello Stato può scegliere un avvocato di fiducia, purché sia iscritto negli appositi elenchi dei difensori abilitati al patrocinio a spese dello Stato.

Il gratuito patrocinio copre tutte le spese del divorzio?

Il beneficio comprende i compensi del difensore e le spese previste dalla normativa, secondo le modalità e i limiti stabiliti dal D.P.R. 115/2002.

Non significa necessariamente che qualsiasi spesa, anche estranea alla copertura prevista dalla legge, sia automaticamente sostenuta dallo Stato.

Per approfondire l’argomento puoi leggere il nostro articolo su quali spese copre il gratuito patrocinio.

Dove si presenta la domanda a Milano?

Per un procedimento civile di competenza del Tribunale di Milano, la domanda viene presentata al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Milano, secondo le modalità previste dall’Ordine.

Cosa succede se la domanda viene respinta?

In caso di rigetto o dichiarazione di inammissibilità da parte del Consiglio dell’Ordine, l’articolo 126 del D.P.R. 115/2002 prevede la possibilità di ripresentare l’istanza al magistrato competente per il giudizio.

È opportuno valutare con il proprio avvocato le ragioni del provvedimento e come procedere.

Divorzio con gratuito patrocinio a Milano: contatta il nostro Studio Legale

Affrontare un divorzio può essere complicato, soprattutto quando alle difficoltà personali si aggiungono preoccupazioni economiche.

Il patrocinio a spese dello Stato rappresenta una possibilità concreta per chi ha bisogno di assistenza legale ma non dispone di un reddito sufficiente per sostenere il compenso di un avvocato.

Se desideri sapere se puoi accedere al gratuito patrocinio per il divorzio a Milano, il nostro Studio Legale è a disposizione per fornirti informazioni e aiutarti a comprendere i passaggi necessari.

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Puoi anche utilizzare la nostra pagina contatti per richiedere maggiori informazioni.

Le informazioni riportate in questo articolo hanno carattere generale e non sostituiscono la valutazione di un avvocato sulla situazione specifica.

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